Il giro delle cinque cime di Parzanica

Continuiamo l’esplorazione della sponda bergamasca del Sebino, lungo un percorso un itinerario ad anello in valle Imagna alla scoperta di un territorio dai molteplici risvolti storico-naturalistici di grande interesse. Per praticità narrativa, il racconto è stato suddiviso in due parti. Oggi vi proponiamo la prima.

Ci rechiamo a Locatello per raggiungere la contrada Coegia (555m), dove posteggiamo l’auto. Non esistono cartelli che indichino la deviazione per Coegia, pertanto alla seconda curva nel cuore di Locatello occorre imboccare la «passeggiata dei francesi», nome che riporta alle storie di emigrazione dei nostri paesi montani. La si percorre interamente fino a raggiungere Coegia.

Il territorio di Locatello vanta origini millenarie: nelle vicine grotte di Corna Coegia sono stati ritrovati utensili antecedenti l’Età del Bronzo, mentre la prima testimonianza scritta dell’esistenza del paese risalirebbe all’anno 975 con una concessione feudale da parte degli imperatori del Sacro Romano Impero a favore del vescovo di Bergamo. Nel XIV secolo, gran parte della vallata fu teatro di scontri efferati tra guelfi valdimagnini e ghibellini brembillesi. Sorsero in tutta la zona numerose fortificazioni, alcune giunte fino a noi, mentre altre distrutte a causa di quelle lotte. È altresì interessante scoprire che nel medesimo periodo la valle Imagna, oltre alla tradizionale vocazione agricola e pastorale, vantava una fervida attività di produzione e lavorazione della lana. In particolare, il secolo XIV corrisponde alla commercializzazione di un prodotto tipico della valle, il drapum valdemagnum, un grande panno di lana. Benché non fosse considerato un prodotto di alta qualità, possedeva grandi doti di resistenza e un apprezzabile valore economico: infatti figura nei tariffari dei pedaggi doganali nel nord Italia di quel periodo. Dagli estimi del 1476 Locatello vantava: «5 scartatori de lana, 2 ferulatori de lana, 5 tessitori, 3 follatori (e apparatori), 5 lavorant de lana, 7 pexor (pettinatori) lana». Si suppone che il nome Locatello tragga origine dal diminutivo di locate, riferibile al termine celtico leukos cioè «campo circondato da bosco». Sempre a proposito di questo paese, il Maironi da Ponte nel 1819 scriveva: «villaggio della valle Imagna, il quale diede il nome ad una famiglia, che molto si diffuse nella nostra, e nelle vicine provincie, e di cui qualche ramo si nobilitò non men fuori che in Patria […] i suoi abitanti si esercitano nell’agricoltura, e se alcuni si dedicano alla mercatura o ad altre arti, emigrano dalla patria».

Ed ecco Corna Coegia sbucare dal bosco

Iniziamo il cammino percorrendo la strada agrosilvopastorale che risale la valle fino a un bivio posto in corrispondenza di un tornante. Un cartello bianco-rosso guida fino all’imbocco del sentiero per «Corna Coegia-Pagafone». Il percorso si addentra in un bosco piuttosto incolto e intricato, e in una decina di minuti si giunge al cospetto della Corna Coegia (690m), un’imponente falesia calcarea che sbuca improvvisa dagli alberi in tutta la sua verticalità. Alla base della Corna, al di sopra di un terrazzino, si trova, protetto da una parete in muratura, l’ingresso della prima grotta: ai nostri occhi pare una sorta di vecchio deposito o cantina. Alcuni gradini danno accesso a un piccolo antro superiore, mentre un buco, opportunamente rimpicciolito da alcune pietre, lascia intendere l’esistenza di una sala appena oltre. Sbirciando dal buco si intravede un raggio di luce naturale che presuppone l’esistenza di un’apertura verso l’esterno. Ebbene, abbiamo provato a guardare da ogni parte, in alto e in basso, all’interno e all’esterno della grotta e persino nella grotta adiacente, ma non siamo riusciti a trovare nessuna apertura… un mistero!

A fianco della prima grotta si apre una seconda spelonca, corredata da una panca e alcuni altarini. Nella prima cavità gli studiosi hanno trovato diversi resti umani attribuiti a un uomo in giovane età. L’alloggiamento delle ossa in una nicchia ha fatto ipotizzare una sepoltura intenzionale. Nella seconda cavità sono venuti alla luce alcuni utensili di pietra e di ferro, nonché il cranio e i denti di un orso.

Interno della grotta di Corna Coegia

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